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La figlia femmina di Anna Giurickovic Dato - recensione



Una di quelle storie che fanno male, che scavano dentro di te nel profondo tanto da trovare un posto in cui sedimentarsi per diverso tempo. Una storia disturbante, scritta con una maestria tale da nascondere perfettamente il fatto che si tratta di un'opera prima.


TITOLO: LA FIGLIA FEMMINA
AUTORE: ANNA GIURICKOVIC DATO
EDITORE: FAZI
PAGINE: 183




Una storia breve, che arriva rapida e veloce come il dolore dopo una ferita e che riesce a lasciare una cicatrice visibile per molto tempo. Non potrei descrivere diversamente questo libro.
Un romanzo che si alterna tra presente e passato, tra innocenza e spudoratezza. Un carattere, quello della Maria adolescente, che cozza completamente con la bambina che corre davanti ai nostri occhi di tanto in tanto nel corso del libro. Quasi a volerci ricordare com'era Maria, quasi a ricordarci la sua innocenza. Un'innocenza che traspariva da suoi giochi, dalle sue domande, dal suo essere bambina.
Una bambina che però inizia a cambiare lentamente. Inizia ad avere comportamenti violenti a scuola, ad avere manifestazioni fisiche strane per la sua età e a fare disegni decisamente ambigui.
Il campanello d'allarme scatta nelle maestre che cercano un confronto con la madre. Una madre troppo cieca per vedere quello che stava succedendo tra le mura della sua famiglia perfetta. Non vedeva o non voleva vedere quello che aveva sempre avuto davanti agli occhi, ancora prima che Maria nascesse.
Ed è stato questo a distruggere quell'innocenza che ancora ci viene mostrata di tanto in tanto, alternata a quello che Maria è diventata. Una ragazza che usa il suo corpo come uno strumento di potere, uno strumento con il quale ha capito di poter controllare gli uomini. Ma non sono i ragazzi della sua età quelli con cui cerca un contatto, ma gli uomini molto più grandi di lei. La situazione arriverà a degenerare quando supererà ancora una volta il limite con il nuovo compagno di sua madre, quella donna che ancora una volta chiuderà gli occhi per non vedere quello che sua figlia è diventata. Per non pensare che in fondo è anche colpa sua se quella bambina non esiste più.

Un storia che si alterna tra presente e passato, tra Rabat e Roma, dove Maria e sua madre sono tornate a vivere dopo la morte del padre. Una morte sulla quale farete luce lentamente fino all'inaspettato colpo di scena.

Una storia difficile, che ti porta immediatamente nel cuore della vicenda senza edulcorare la pillola, mostrandoti immediatamente qual è la causa di tutto. Lo stupro di un padre verso la sua bambina. Non ci sono modi gentili o eleganti per raccontarlo. Non ci sono modi per renderlo più facile da affrontare perchè non lo è, e l'autrice te lo ricorda portandoti in quella camera da letto dopo poche righe, quando nella tua mente c'era ancora l'eco delle risate di una bambina.

Incredibile pensare che un'autrice di soli 27 anni abbia potuto dare origine ad una storia di tale spessore e scritta con questa maestria.

IL MIO GIUDIZIO 



 QUARTA DI COPERTINA

Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l'uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un'atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? E la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia? "La figlia femmina" mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli.

I misteri di Chulk Hill di Susanne Goga - Recensione





Nel giro di una ventina di giorni mi sono trovata diversi messaggi nella chat della mia pagina facebook dove alcuni di voi (o meglio gli amici di youtube) mi consigliavano di leggere questo libro. Ritrovarsi lo stesso consiglio, diverse volte nel giro di un paio di settimane, vi garantisco che fa pensare.
Così mi sono decisa e l'ho acquistato. Non conoscendo l'autrice ed essendo io tristemente povera, ho preferito comprarlo su libraccio dove fortunatamente l'ho trovato in condizioni piuttosto buone.
Bravo libraccio!


 TITOLO: I misteri di Chalk Hill
 AUTORE: Susanne Goga
 EDITORE: Giunti
 PAGINE: 414





Leggere questa storia mi ha fatto capire quanto le persone che mi seguono siano arrivate a conoscere me e i miei gusti, e vi giuro che mentre leggevo queste pagine mi ritrovavo a sorridere per questo motivo. Era una sensazione bellissima. Che sia l'età a rendere così sdolcinati? 

La storia presenta quell'ambientazione inglese vittoriana che adoro, una grande villa dove vive una bambina che ha da pochi mesi perso sua madre.  E' per lei che il padre cerca un'istitutrice, qualcuno che possa seguirla negli studi ma anche nell'educazione necessaria ad una bambina per entrare in società. Qualcuno che possa insegnarle a suonare uno strumento, a dipingere, a ricamare e magari anche una lingua straniera.
Charlotte, una ragazza tedesca, risponde a questo annuncio per lasciarsi alle spalle il suo passato, e viene assunta all'interno di Chalk Hill.
Adoro le storie in cui queste grandi ville diventano in qualche modo un personaggio vivo e presente all'interno del romanzo. Un luogo in cui lo stesso lettore possa perdersi e del quale possa invaghirsi.
Charlotte scoprirà presto che in quella casa sta succedendo qualcosa di strano, qualcosa che riguarda la piccola Emily. 
Fin dalle prima notti in quella casa Charlotte viene svegliata dalle urla di quella bambina, quando però entra nella sua stanza trova la tata già seduta sul letto intenta a consolarla.
Gli episodi iniziano a diventare sempre più frequenti e sempre più gravi e Charlotte inizia ad indagare per scoprire cosa sia realmente successo alla madre di Emily. Quella donna che la figlia dice di vedere di notte nella sua stanza.
Nessuno però in quella casa può pronunciare il suo nome da quando è morta. Nessuno sembra voler dire quale sia il terribile passato che si cela in quella casa.

La storia mi è piaciuta davvero molto. Non avevo mai affrontato questa autrice ma devo dire che la sua scrittura è davvero ammaliante. Possiede la dote di far scorrere davanti agli occhi le pagine e senza che tu possa rendertene conto, crea quella magia per cui non smetteresti più di leggerlo.
Piccola nota in merito al finale (non farò spoiler tranquilli). 
Per quanto mi riguarda il finale è abbastanza scontato, avevo intuito con largo anticipo come si sarebbe risolto il mistero e quindi come l'autrice avrebbe concluso la storia, ma nonostante questo non sono mai, e dico mai, arrivata a perdere interesse per questo romanzo.
Se cercate un buon libro di intrattenimento con un mistero da scoprire e questo stile vittoriano che io amo tanto ve lo consiglio davvero. 

IL MIO GIUDIZIO



QUARTA DI COPERTINA

È il 1890 e Charlotte, giovane istitutrice berlinese, abbandona tutto per raggiungere l'Inghilterra, decisa a rifarsi una vita dopo una terribile delusione d'amore. Giunta nella splendida tenuta di Chalk Hill, sulle verdi colline del Surrey, dovrà occuparsi della piccola Emily, l'incantevole figlia dell'altezzoso sir Andrew. Tra Charlotte e la bambina nasce subito un forte affetto, turbato però da un evento tragico che continua a tormentarla. Da quando la madre è morta in circostanze misteriose, Emily è convinta di vederne lo spettro, soffre di sonnambulismo e prova un inspiegabile terrore alla vista del fiume che scorre accanto alla villa. Charlotte tenta di indagare, ma nessuno dei domestici osa rompere il silenzio imposto dal vedovo sulla morte di lady Ellen. Solo con l'aiuto dell'affascinante giornalista Thomas Ashdown, chiamato a investigare sulle strane apparizioni che avvengono nella casa, Charlotte riuscirà a far luce su un segreto sconvolgente, nascosto tra le antiche mura di Chalk Hill. E forse, a poco a poco, imparerà di nuovo a credere nell'amore...


Le bambine dimenticate di Sara Blædel - Recensione



L'ho visto in libreria ancora qualche settimana fa ed è stato uno di quei casi in cui non sono riuscita proprio a trattenermi, dovevo prendere in mano questo libro. Tutto sembrava dire "leggimi", "sarò una storia fighissima", così l'ho rigirato tra le mie mani e leggendo la quarta di copertina la mia curiosità è arrivata alle stelle. Vedendo il treno in arrivo sul primo binario ho posato il libro lanciandogli un'ultima occhiata dispiaciuta: "tornerò, te lo prometto", e qualche giorno dopo mi ha contatta la Fazi editore che gentilmente ha posto fine alle mie agonie inviandomi una copia de "le bambine dimenticate."


TITOLO: LE BAMBINE DIMENTICATE
AUTORE: SARA BLAEDEL
EDITORE: FAZI
PAGINE: 283





Ho amato questo libro fin dalle prime righe, ha saputo creare da subito quel magico incantesimo per cui non riesci più a fare niente, nemmeno la doccia, per non staccare gli occhi dalle sue pagine. 
La storia potrebbe essere definita un giallo, ma la trovo quasi riduttiva come etichetta. E' un romanzo articolato benissimo dove la vicenda si apre con il ritrovamente di un cadavere. Una donna era stata brutalmente uccisa dopo aver subito una violenza sessuale e il suo cadavere era stato abbandonato in un bosco. Quello che salta subito agli occhi alla polizia è che il cadavere presenta un'enorme cicatrice che ricopre gran parte del viso, caratteristica che dovrebbe renderla facilmente riconoscibile, ma più passano i giorni, più proseguono le indagini e più brancolano nel buio. Nessuno in quel paese sembra conoscere quella donna.
Questo almeno finchè non viene identificata da un'infermiera che molti anni prima lavorava in una struttura psichiatrica infantile, una sorta di ospedale psichiatrico in cui, tra le varie bambine abbandonate, aveva in cura una bambina che aveva quella stessa cicatrice. Una bambina che però venne dichiarata morta molti anni prima insieme a sua sorella gemella.
Era un luogo terribile, dove i bambini con problemi mentali venivano letteralmente abbandonati dai genitori, e quando questi cercavano di mantenere comunque un contatto era lo stesso ospedale ad incentivare la rottura dei rapporti con la famiglia di origine. Avrebbero solo innervosito i pazienti, così dicevano i responsabili di quella strana clinica, dove i poveri bambini dimenticati passavano le giornate guardando fuori dal grande cancello sperando nell'arrivo dei genitori.
Che cosa succedeva davvero all'interno di quella struttura? Dove è rimasta quella donna in tutti questi anni?

Un mistero che arriverete a scoprire piano piano, mettendo insieme un tassello dopo l'altro fino all'inimmaginabile finale. Uno di quei finali descritti così bene che hai la sensazione di vedere quella scena terribile davanti ai tuoi occhi e che riesce a farti star male per diverso tempo.

Sara Blaedel, una delle principali scrittrici danesi di Crime story ci regala un libro scritto davvero benissimo, un giallo avvicinente, mai banale e sviluppato magistralmente. Una caratterizzazione fantastica dei personaggi e una storia che non ha mai punti morti. Credetemi non potrete mettere giù questo libro. No, nemmeno per lavarvi.

IL MIO GIUDIZIO



 QUARTA DI COPERTINA

Il cadavere di una donna viene trovato in un bosco isolato. Ha subito violenze sessuali e ha una strana, lunga cicatrice che le solca il viso. Nessuno ne ha denunciato la scomparsa. A essere incaricata delle indagini è Louise Rick, a capo del Servizio Investigativo Speciale, affiancata da Eik Nordstrøm. Lei donna materna sotto la scorza dura, lui bello e dannato. Agnete Eskildsen, una vecchia infermiera, finalmente riconosce il corpo: la donna si chiama Lisemette ed era una paziente dell’ospedale psichiatrico infantile Eliselund, dove lei lavorava trent’anni prima. Una bambina dimenticata, come tutti gli altri dell’istituto, abbandonata dalla famiglia e dal mondo. Presto Louise scopre che Lisemette aveva una sorella gemella, ed entrambe erano state dichiarate morte quand’erano ancora piccole. È solo la prima di una serie di scoperte sempre più inquietanti, sull’infanzia di Lisemette e su quello che accadeva dietro le porte di Eliselund. A complicare ulteriormente le cose, le indagini portano Louise nei pressi della casa dov’è cresciuta, costringendola a fare i conti con un terribile segreto del suo passato che tornerà a galla insistentemente. Una vicenda intrigante e avvincente che terrà il lettore incollato alle pagine.
Il primo libro di una nuova, emozionante serie bestseller pluripremiata, firmata dalla più popolare scrittrice di crime danese.

La ragazza di prima di J.P. Delaney - Recensione

 

Immaginate di poter vivere nella casa costruita da un architetto di fama mondiale. Una casa elegante, confortevole e arricchita con ogni confort tecnologico immaginabile. Immaginate ora di poterci vivere pagando un affitto davvero ridicolo paragonato al valore della casa. 
Bene, c'è solo una "piccola" formalità collegata a questa possibilità: è obbligatorio accettare una serie di regole. Regole che nessuno al mondo sarebbe disposto ad accettare nemmeno se si trattasse di vivere in un castello.
La casa deve essere mantenuta costantemente in ordine, non possono essere lasciati vestiti e oggetti fuori posto, non possono essere aggiunti mobili oltre a quelli che già si trovano al suo interno, non possono essere appesi quadri o fotografie, qualsiasi cambiamento anche il più piccolo e insignificante deve essere sottoposto alla valutazione dell'architetto, e periodicamente deve essere compilato un test per verificare lo stato psico-fisico della persona che vive in quella casa e i suoi miglioramenti comportamentali.
Ah... un'ultima regola: niente libri all'interno della casa.
Sì lo so, tanti cari saluti e arrivederci! Abbiamo pensato la stessa cosa.


TITOLO: LA RAGAZZA DI PRIMA
AUTORE: J.P. DELANEY
EDITORE: MONDADORI
PAGINE: 389




Questo romanzo racconta la storia di due donne: Emma e Jane. Due donne che il lettore seguirà in parallelo notando di volta in volta delle somiglianze incredibili nel loro aspetto, nel loro tragico passato e nel comportamento strano e inquietante che l'architetto riserva ad entrambe.
Emma è una donna spaventata, la cui fragilità deriva da un'aggressione subita nella sua precedente abitazione. 
Jane invece ha bisogno di un posto per ricominciare una nuova vita dopo la morte di sua figlia. Una bambina deceduta quando ancora nel suo grembo e che aveva dovuto partorire pochi mesi prima.
Due donne che hanno bisogno di ricominciare, di ritrovare se stesse e di ripartire da zero.
C'è solo un piccolissimo dettaglio. Emma è morta in quella casa prima che Jane andasse ad abitarci. Il caso fu archiviato come un suicidio, ma in realtà nel corso della lettura, scoprirete che quella casa cela ben altri segreti così come l'architetto che la costruì e che perse anche la moglie e suo figlio in circostanze alquanto singolari.

 L'idea di base di questa storia non è male ma, e c'è un enorme, giagantesco MA, poteva essere gestita davvero molto ma molto meglio.
Già dopo una trentina di pagine quello che poteva apparire come un thriller si trasforma in una brutta copia di "50 sfumature di grigio". L'architetto diventa un latin lover pronto a saltare addosso alle protagoniste che perdono ogni razionalità e ogni freno davanti al bel Don Giovanni.
Pagine e pagine e pagine di preliminari e sesso fatti un po' in ogni dove, e i personaggi che già all'inizio sembravano piuttosto forzati, perdono rapidamente ogni credibilità.

Il finale a mio avviso è piuttosto prevedibile, ho imparato ormai a diffidare del personaggio che vogliono farti apparire colpevole ad ogni costo fin dall'inizio e ad osservare con diffidenza quello che invece rimane costantemente nell'ombra ma sempre presente all'interno della storia. Anche in questo caso non mi sbagliavo.

Mi sono avvicinata a questo libro molto ingenuamente, mi è stato regalato e non sapevo effettivamente che cosa avrei trovato tra le sue pagine. Ora lo so. Niente.
Lettura a mio avviso evitabile che non mi sento assolutamente di consigliare.

IL MIO GIUDIZIO



 QUARTA DI  COPERTINA

Con quest'uomo ci andrei a letto. Gli ho detto poco più che buongiorno, eppure la parte più segreta di me, quella che sfugge al mio controllo, ha già espresso il suo giudizio. Lui mi tiene aperta la porta della sala riunioni e persino questo piccolo gesto di cortesia mi sembra carico di significato. Non posso credere di essere a un passo, un solo piccolo passo, dall'aggiudicarmi la casa che lui, Edward Monkford – un innovatore, un architetto riservato e profondo –, ha progettato e realizzato in Folgate Street, civico 1, Londra. Una casa straordinaria. Un edificio che coniuga l'avanguardia europea ad antichi rituali giapponesi. Design minimalista di pietra chiara, lastre di vetro insonorizzate e sensibili alla luce, soffitti immensi. Nessun soprammobile, niente armadi, niente cornici alle finestre, nessun interruttore, nessuna presa elettrica. Un gioiello della domotica, dove tutta la tecnologia è nascosta. Una casa che però ha le sue regole, il Regolamento come lo chiamo: se diventerà mia non dovrò soltanto rinunciare a tappeti, fotografie alle pareti, piante ornamentali, animali domestici o feste con gli amici, ma dovrò plasmare il mio carattere, accettare una concezione della vita in cui il meno è il più, in cui l'austerità e l'ordine sono la purezza, e la sobrietà la ricompensa. Perché lui vuole così, perché lui è così. Ha voluto sapere tutto di me, mi ha chiesto un elenco di tutte le cose che considero essenziali per la mia vita. Dicono che quest'uomo, dai capelli di un biondo indefinito e dall'aspetto poco appariscente, con gli occhi di un azzurro chiaro e luminoso, sia un architetto eccezionale perché non cede a nessuna tentazione. Tuttavia, la casa è già stata abitata, una volta. Da una ragazza della mia stessa età, quasi una mia gemella, mi hanno detto. Anche lei, come me, non insensibile al fascino di quest'uomo. Una ragazza che tre anni fa è morta. In questa casa.

La notte eterna del coniglio di Giacomo Gardumi - Recensione


Toc-toc Toc-toc ... è un bussare leggero, quasi impercettibile quello che sente Mark accostando l'orecchio alla porta d'acciaio del bunker sotterraneo. Quel bunker dove si sono nascosti lui e suo padre in seguito ad un'esplosione nuleare. La telecamera esterna però non rileva alcuna presenza. E quel bussare calmo, tranquillo, quasi sinistro ha qualcosa di assolutamente agghiacciante.


TITOLO: LA NOTTE ETERNA DEL CONIGLIO
AUTORE: GIACOMO GARDUMI
EDITORE: MARSILIO
PAGINE: 417






Un libro claustrofiobico che si sviluppa quasi completamente all'interno di un piccolo bunker sotterraneo, un bunker dove ha trovato rifugio Jane, la protagonista, insieme ad altre due persone, dopo aver sentito alla radio l'allarme lanciato in vista di un imminente attacco nucleare. 
Oltre a quel bunker ne esistono altri due, costruiti da familiari ed amici della protagonista, e i vari personaggi riescono a mantenere costantemente il contatto grazie a dei computer installati all'interno di ciascun rifugio.

Jane è una ragazza che si ritrova suo malgrado separata dal marito Mark, che trovandosi a casa del padre nel momento in cui è stato lanciato l'allarme, si ritrova a nascondersi in un altro bunker. Ed è proprio qui che i due uomini iniziano a sentire qualcuno o "qualcosa" bussare alla porta del rifugio. E' un rumore continuo, costante, tranquillo, quasi sinistro. 
Mark  riesce a registrarlo e a farlo ascoltare anche agli altri superstiti, nessuno però riesce a capire che cosa possa provocare quel rumore.
La telecamera esterna non rileva nessuna presenza. La polvere depositata dall'esplosione devanti al rifugio è intatta. Non ci sono segnali di movimenti o impronte lasciate davanti all'ingresso.
Un giorno però Mark intravede qualcosa nello schermo collegato alla telecamera esterna. Dura un istante ma è sicuro di quello che ha visto. Un enorme coniglio rosa.
Dopo averlo comunicato alla moglie interrompe il collegamento con gli altri rifugiati nel tentativo di raccogliere più informazioni possibili, ma quando Jane riceve una nuova richiesta di contatto dal rifugio in cui si trova suo marito, lo spettacolo che vede al di là dallo schermo è agghiacciante.
Un enorme coniglio rosa seduto davanti alla porta completamente intatta, con in grembo un'accetta insanguinata.

Come è riuscito ad entrare se la porta non è stata aperta? Chi o che cosa si cela dietro quell'essere?
Sono queste le domande a cui il lettore brama di trovare una risposta.
Una risposta che personalmente non mi ha completamente soddisfatta. Prima di spiegarvene il motivo, chiudo questa prima parte del post descrivendovi il libro come un'opera sicuramente in grado di incuriosire il lettore, ma nello stesso tempo estremamente lenta e temporeggiante in moltissimi punti.
Altre parti della narrazione le ho trovate davvero troppo irreali e tirate. Le parti dedicate alla figura del coniglio sono indubbiamente le migliori all'interno dell'opera e quelle che il lettore ha più fretta di raggiungere e di leggere. Devo ammettere anche che l'impatto visivo di queste scene è piuttosto forte, se non siete amanti dei film splatter tenetelo a mente.
Sono molto combattuta nell'esprimere un giudizio complessivo. Posso dire che non mi è dispiaciuto ma mi aspettavo davvero molto di più da questa storia.

CONSIDERAZIONI SUL FINALE (SPOILER)

Nel corso della lettura ho sempre cercato di vedere in questo libro molto di più di un semplice thriller fine a se stesso. Ho cercato di vedere delle chiavi di lettura più metaforiche, quasi quel bussare rappresentasse l'odio che tentiamo di tenere all'esterno ma che poi riesce ad invadere le nostre vite. Speravo che la scelta della figura del "coniglio" non fosse casuale ma una contrapposizione tra una creatura che solitamente rappresenta qualcosa di tenero e innocuo e un essere che nel libro diventa sanguinario e spietato. Speravo insomma in  un epilogo che evidenziasse questi punti, che creasse un parallelismo con la guerra che aveva innescato questi eventi. Epilogo che però ha decisamente deluso le mie aspettative.

LO SAPEVATE CHE... esiste un film realizzato in Italia ed ispirato a questo libro? E' stato prodotto da Rai Cinema e diretto da Valerio Boserman. Leggendo il libro e guardando le immagini del film è inevitabile non avvertire un richiamo ad un coniglio cinematografico ben più famoso: quello di Donnie Darko.

IL MIO GIUDIZIO



CITAZIONI

"Nell'inesprimibile desolazione di un mondo morto, non era certo l'orrore ad avere bisogno di un perchè"

"Qualche volta si riesce a scampare ad un incubo solo per precipitare in un altro"

Un buon presagio di Gillian Flynn - Recensione



Nessuno è infallibile, devo ricordarmelo. Sono quasi sempre portata a dare piena fiducia ad un autore che in passato ha saputo colpirmi con una o più delle sue opere. Arrivo stupidamente a convincermi che tutti i suoi libri possano rivelarsi una piacevole sorpresa. Ahimè non è così, e questo romanzo (o racconto lungo) ne è la palese dimostrazione.

Ho amato la Flynn in passato con "L'amore bugiardo" e "Nei luoghi oscuri", ho trovato le sue opere pungenti, acute, intelligenti e con una straordinaria caratterizzazione dei personaggi.
Nonostante si possa riconoscere qualche sfumatura di questa autrice anche all'interno di "Un buon presagio", questo libro si è rilevato una grande delusione, almeno per me.
E' un romanzo che si discosta dall'ambientazione e dalle tematiche tipiche della Flynn, ma nello stesso tempo nella caratterizzazioni di personaggi forti e ambigui ritroviamo quella scrittrice che ha saputo sorprenderci con altre opere.
Anche in questo caso infatti ci ritroviamo in balia della sua penna senza riuscire a capire se un personaggio sia positivo o meno. Vi renderete conte di essere in suo potere poichè continuerete a cambiare idea sul carattere di molti personaggi. Inizialmente li giudicherete dalla parte dei buoni per poi cambiare idea diverse volte nel corso della lettura.
La verità? Non saprei dirvelo perchè il romanzo ha un finale completamente aperto. Tanto che mi sono chiesta se effettivamente terminasse in quel modo o se mancassero delle pagine alla mia copia del testo.


TITOLO: UN BUON PRESAGIO
AUTORE: GILLIAN FLYNN
EDITORE: RIZZOLI
PAGINE: 85





Una storia che si muove sul confine tra reale e paranormale, senza mai farti capire dove stia la verità. La protagonista non ha un nome. E' una ragazza abituata a vivere per espedienti che dopo aver fatto la prostituta per diverso tempo inizia a fingersi una medium, fingendo di poter vedere il futuro delle persone e di avere poteri paranormali.
Un giorno però entra in negozio una donna alquanto strana che le confessa di percepire qualcosa di strano all'interno della sua casa. 
La medium già pianifica una serie di sedute da proporre a questa donna per liberarla da questo presunto spirito, sedute inutili ma che le avrebbero permesso di ottenere un consistente guadagno.
Nel momento stesso in cui mette piede in quella grande villa vittoriana però anche la medium percepisce qualcosa di anomalo.
Chi c'è in quella casa? Cosa sta succedendo a Miles, il figliastro della donna che sembra comportarsi in modo ambiguo? 
Ancora una volta, come ci ha abituati la Flynn, nessuno è ciò che sembra.

Un'opera a mio avviso rinunciabile che consiglio solo a chi ha un vero interesse nel collezionare l'intera produzione letteraria di questa autrice.

IL MIO GIUDIZIO



 QUARTA DI COPERTINA
La incontriamo in un piovoso mattino d'aprile, nel bugigattolo dove legge l'aura a signore fragili di nervi, dispensando loro consigli e previsioni. Di lei non conosciamo il nome, sappiamo solo che è una giovane donna intraprendente, scaltra, cresciuta da una madre bizzarra e spesso assente, e che fin da bambina è stata abituata a vivere di espedienti, a escogitare ogni giorno un modo per tirare avanti. Quando nel piccolo locale entra Susan Burke, bionda, bella, occhi azzurri e ben vestita, da una analisi veloce la nostra «sensitiva» si convince che si tratta dell'ennesima signora benestante e infelice, in cerca di emozioni forti. In realtà Susan è lì per chiedere aiuto: nella vecchia casa dove vive con la famiglia si verificano fatti inquietanti. Fiutato l'affare, la truffatrice si propone per una «purificazione» dell'ambiente domestico a base di spargimenti di sale, erbe da bruciare e formule pseudomagiche. Nel varcare la soglia della sinistra casa vittoriana, però, si rende conto che qualcosa davvero non va, e l'incontro con il figliastro di Susan non fa che confermare le sue impressioni. Miles è un quindicenne indecifrabile, dal comportamento disturbato e violento, capace con le sue storie di creare nuove realtà. Ma sono davvero soltanto storie, le sue? In presenza di Miles nulla è come sembra, verità e invenzione si sovrappongono e si mescolano fino a confondersi.

Dimentica il mio nome di Zerocalcare - Recensione



Ero probabilmente l'unica umana a non aver mai affrontato un'opera di Zerocalcare. Ne ho sentito parlare in ogni dove in questi ultimi anni ma ho sempre procrastinato nell'avvicinarmi a lui.
Mi sono già bastonata da sola, tranquilli!


Leggendo "Dimentica il mio nome" ho capito il motivo di tanto riconoscimento e ho avuto finalmente modo di avvicinarmi a quello che viene considerato uno dei più grandi e promettenti fumettisti italiani.
Forse inziare con quella che viene consdierata da molti la sua opera migliore non è stata una grande idea, ma ho comunque intenzione di recuperare anche le altre pubblicazioni.


TITOLO: DIMENTICA IL MIO NOME
AUTORE: ZEROCALCARE
EDITORE: BAO PUBLISHING
PAGINE: 236




 


In "dimentica il mio nome" Zerocalcare riesce ad unire una componente malinconica ad una decisamente più ironica, senza mai risultare però forzato o fuori luogo, pur affrontando tematiche delicate come la perdita di una persona cara.
Una storia autobiografica che inizia con la perdite della nonna di Zero per arrivare poi a cambiare completamente binario a metà libro per staccarsi dalla realtà e sconfinare in un mondo molto più fantastico.
Parlando di autobiografia già ho la sensazione di veder partire qualche sbadiglio da chi non conosce questo artista e che quindi non può sapere quanto sia predominante la componente comica che rende tutto più leggero ma anche più umano. Quasi un modo per esorcizzare il dolore e la paura. La paura della morte, della perdita di una persona cara, ma anche la paura di trovarsi davanti una madre che crolla, che piange la perdita della sua stessa mamma. Nessun figlio è mai pronto a vedere sua madre piangere.
La morte della nonna diventa anche un espediente per ripercorrere le sue origini, il passato della sua famiglia di cui sappiamo sempre troppo poco, concentrati solo su noi stessi e le nostre vite non ci interessiamo a quelle degli altri se non quando è ormai troppo tardi.

Data la mia età, che non dirò nemmeno sotto tortura, ho apprezzato motlissimo il fatto che abbia disseminato la storia di dettagli e richiami agli anni passati. Dalla presenza del mitico Pisolone (trauma infantile per il fatto di non averlo mai avuto) alle citazioni a Dawson's creek o Game of Thrones.



Ho adorato questa contestualizzazione che ha reso tutto più reale e concreto.
Ma non è solo la presenza di questo universo fatto di ricordi di infanzia comuni a far breccia su di noi ma anche la consapevolezza di trovarsi davanti un narratore maturo, in grado di articolare una storia lunga e complessa, dove partendo dal presente si ricostruisce una stora familiare fatta di segreti e misteri, tutto ovviamente condito con il suo stile inconfondibile. 

Il mio primo incontro con questo autore è stato piacevolissimo, l'unico difetto delle graphic novel è che finiscono sempre troppo velocemente.

Conoscete l'autore? 

Non lo faccio quasi mai di inserire uno specchietto dedicato all'autore nelle mie recensioni ma in questo caso voglio fare un'eccezione.  Michele Rech, in arte Zerocalcare, ha 31 anni ed è attualmente uno dei più noti fumettisti italiani. Ha iniziato la sua carriera disegnando locandine per concerti punk e collaborado poi con riviste di ogni genere. 
Collabora con Smemoranda e pubblica strisce su internazionale. Le sue opere sono edita dalla Bao Publishing e il suo blog è tra i più letti d'italia.


IL MIO GIUDIZIO



 QUARTA DI COPERTINA

Quando l'ultimo pezzo della sua infanzia se ne va, Zerocalcare scopre cose sulla propria famiglia che non aveva mai neanche lontanamente sospettato. Diviso tra il rassicurante torpore dell'innocenza giovanile e l'incapacità di sfuggire al controllo sempre più opprimente della società, dovrà capire da dove viene veramente, prima di rendersi conto di dove sta andando. A metà tra fatti realmente accaduti e invenzione.

American Gods di Neil Gaiman - Recensione



Ci sono libri con i quali inizio la lettura con un certo scetticisimo, nonostante il mondo ne parli con grande entusiasmo temo spesso che la storia non si rivelerà quel capolavoro che mi aspetto.
Questa volta purtroppo si è verificato l'esatto contrario. Parliamo di Neil Gaiman. Ero convinta che mi sarebbe piaciuto. Non so da dove derivasse questa assoluta convinzione dato che tra le sue opere ho letto solo "Coraline", ma ero davvero convinta che avrei amato American Gods.
Invece purtroppo così non è stato.
So bene che con questo giudizio (che in realtà è semplicemente il parere di una lettrice) sarò molto impopolare dato che l'universo mondo ha adorato questo romanzo, ma per me è stata davvero una lunga e lenta agonia (durata d'altronde ben 500 pagine).

TITOLO: American Gods
AUTORE: Neil Gaiman
EDITORE: Mondadori
PAGINE:523




American Gods è un romanzo in cui Neil Gaiman mette sulla scacchiera gli antichi Dei degli esseri umani e le nuove divinità che l'uomo ha creato nel mondo moderno.
Ecco che antichi Dei come Odino, Anubi, Anansi, Bilquis e molti altri (molti molti mooolti altri) con il passare del tempo vengono dimenticati dagli esseri umani che creano nuove divinità legate al consumismo e alla tecnologia.


"La Tv è l’altare. Io sono ciò a cui il pubblico offre i suoi sacrifici. E che cosa sacrificano per te le persone?
Il loro tempo, e spesso anche le persone che amano."


Ogni Dio esiste solo perchè degli esseri umani credono in lui e trae la propria potenza dalla fede delle persone, dai sacrifici che fanno in suo onore e dalle guerre e battaglie che gli dedicano.
Gli antichi Dei però sono ormai caduti nell'oblio, vivono spesso ai margini della società cercando di sopravvivere mescolandosi agli esseri umani.
Perchè è così che Shadow, il protagonista li vede e li incontra, come semplici esseri umani.
Shadow è un uomo che dopo aver scontato la sua pena in prigione incontra uno strano individuo che gli offre un lavoro. Un lavoro alquanto strano e misterioso che inizialmente decide di rifiutare ma che in un secondo momento, continuando inspiegabilmente a trovarsi quell'individuo sulla sua strada, decide di accettare.
In quel momento ancora non sa che ad avergli offerto un lavoro è un Dio, un Dio che vuole scatenare una guerra tra Antichi Dei e Nuove Divinità in modo che il mondo non possa dimenticarli definitivamente.
Non vi ho fatto grandi spoiler dato che la natura dei personaggi non è assolutamente così velata ma anzi, fin troppo intuibile.

Il libro in realtà a mio avviso procede davvero molto, troppo lentamente. Neil Gaiman vi farà incontrare decine e decine di personaggi diversi, vi racconterà tutte le loro storie, le origni delle varie divinità con continui salti dal presente a storie passate, arrivando a mio avviso a creare spesso non poca confusione.
Vi racconterà l'origine di molte divinità, come siano giunte in America da terre lontane ma come non siano riuscite a rimanere nel cuore delle persone con il passare del tempo.Popolazioni che con il passare delle generazioni le hanno dimenticato creando nuove divinità da adorare.
Le descrizioni viaggiono spesso su un confine nebuloso e indefinito tra sogno e realtà, confine che confonde tanto il protagonista quanto il lettore che fatica a capire che cosa stia realmente succedendo e se tutto ciò che sta leggendo sia o meno reale.

La cosa che forse spiazza di più in questa storia è che le divinità sono molto più umane di quello che ci aspettiamo. Hanno bisogno di noi forse più di quanto noi ne abbiamo di loro, sono vittime e prigioniere della necessità che gli esseri umani le venerino e credano in loro. Senza di noi loro non esisterebbero. Il lettore insomma le percepisce più deboli e "umane" di quello che si sarebbe aspettato.

Un libro che è piaciuto a moltissime persone ma che personalmente non mi sentirei di consigliare con tanta facilità.

LO SAPEVI CHE ... faranno presto una serie tv ispirata a questo romanzo? Nel ruolo di Shadow vedremo Ricky Whittle, già incontrato nella serie tv "The 100". Il ruolo di Mr. Wednesday è invece affidato a Ian McShane che ho già visto nella serie "I pillastri della Terra".
Proverò comunque a vedere questa serie tv dato che sono curiosa di vedere che cosa hanno realizzato.

GIUDIZIO



 CITAZIONI

"Gli dei muoiono. E quando muoiono davver nessuno li piange o li ricorda".

"E' più difficile uccidere le idee, ma prima o poi si uccidono anche quelle."

"Il segreto che nessuno conosce oltre a te è il segreto più potente che esista."

"Grande" di Daniele Nicastro - L'emozione di comprare il libro di un amico

E' strano quando ti avvicini ad un libro del quale conosci l'autore. Non mi era mai successo fino a questo momento, fino a due ore fa, quando ho premuto il tasto "acquista" su Amazon.
L'emozione è diversa perchè so già che proverò un affetto particolare per quei personaggi, so già che guarderò la copertina con grande orgoglio e soprattutto sono sicura, che avrò la sensazione di sentire quella storia raccontata come se fosse lui a farlo davvero. 

Sapevo da tempo che sarebbe uscito questo romanzo, quando Daniele me l'ha raccontato quasi non ci credevo. Sapete quando siete felici per un'atra persona? Quella felicità autentica derivante dalla consapevolezza che a volte le cose nella vita vanno nel modo giusto? che a volte vengono premiate le persone che davvero meritano di farcela? Ecco, questo è più o meno quello che ho provato quando mi ha detto che la sua storia sarebbe stata pubblicata da Einaudi (cioè ragazzi parliamo di Einaudi, non pinco pallo ti pubblico se mi paghi!)

Ho conosciuto Daniele ormai diversi anni fa ad una fiera del libro di Milano. Eravamo due timidi scrittori esordienti che avevano pubblicato con due piccolissime case editrici. Eravamo diversi ragazzi quel giorno a quel tavolo, tutti stretti alle nostre piccole opere nella speranza che qualcuno le volesse leggere. Nonstante fossimo in molti tra noi 4 (perchè c'erano anche Davide e Gianna, la moglie di Daniele) c'è stata subito una grande sintonia. Non so spiegarvelo, sono cose che nascono a pelle.

reperto della fiera del 2011 (Daniele è il ragazzo seduto e quella in piedi in posa interrogazione è una giovane Leda)

Nonostante la distanza da allora non ci siamo mai persi di vista, abbiamo continuato a scriverci e sentirci riuscendo anche a vederci anche al Lucca Comics and Games qualche tempo dopo. Quel giorno a Milano a fine giornata ci siamo scambiati i nostri libri. Io gli regalai il mio e lui mi regalò il suo romanzo "la bambina con il basco azzurro". Era un modo per conoscere anche lo scrittore e non solo la persona con la quale avevi trascorso due giornate seduta ad un tavolo.
Ricordo che lessi quella favola incantata dalla sua capacità di descrivere un mondo fantastico e di raccontare un'avventura che aveva molto da dire anche ad un adulto nonostante fosse una storia per ragazzi.
Ricordo perfettamente che, una volta chiuso il libro, dissi a Davide: "E' bravo, merita davvero di farcela".  E oggi, a distanza di 6 anni da quel giorno, ho comprato il suo libro su Amazon.
Bene. Noto che ho blaterato per interi paragrafi senza mostrarvi questo romanzo. "Grande" di Daniele Nicastro, è uscito oggi 28 marzo nelle librerie per Einaudi. E' una storia per ragazzi sicuramente meno fantastica e fiabesca della prima che lessi molti anni fa, probabilmente dovuta al fatto che anche lo scrittore credo non sia più la stessa persona che incontrai in quella fiera.





"Grande" racconta la storia di Luca, un ragazzino di 13 anni costretto a trascorrere le vacanze in un paesino della Sicilia. Luca è un ragazzino che vorrebbe crescere, vorrebbe fare "cose da grandi" e, durante quella vacanza, viene accontentato. Ma c'è qualcosa che Luca non sa, non conosce, non per davvero. Qualcosa che è sempre sembrata solo una parola lontana: "Mafia". E purtroppo imparerà che nella vita spesso conosci un problema solo quando ormai ti sta schiacciando.

Per ora mi sono limitata a raccontarvi sommariamente quello che potete scoprire leggendo anche la quarta di copertina, ma appena avrò stretta tra le mie mani la MIA preziosissima copia ve ne parlerò in modo molto più esaustivo, ma soprattuto vi presenterò Daniele e vi racconterò insieme a lui la sua storia con un video che faremo insieme sul canale (non so ancora come ma ci riusciremo!)  Vi farò conoscere il libro direttamente da colui che l'ha scritto e vi racconterò la storia di un ragazzo che dopo aver pubblicato con una pccola casa editrice, dopo aver lavorato duramente per anni come ghost writer per grandi case editrici italiane,  riesce finalmente a  vedere premiato tanto impegno e dedizione. Per ora mi limito a guardare il primo libro che scrisse anni fa e che conservo ancora gelosamente nella mia libreria.

 QUARTA DI COPERTINA

Luca, tredici anni, voleva andare in vacanza con gli amici. Invece gli tocca il soggiorno in Sicilia, nel paese di nessuno. Neanche la compagnia dei cugini gli solleva il morale. Paolo è diventato un secchione tutto casa, compiti e negozio, e Cettina è troppo piccola e poi, be', è una ragazza. Per fortuna conosce Mario, che ha il motorino e l'ultimo modello di cellulare, e lo invita al bar. Luca non è mai stato in un bar. Nessuno gli ha mai offerto da bere. Quelle sono cose da grandi. E lui non vede l'ora di fare cose da grandi. Se mi stai vicino ti diverti, gli dice Mario. L'estate è salva, ma dietro la libertà, le feste in piscina e la fratellanza si nasconde un nemico feroce, spietato, quasi impossibile da battere. Il suo nome è Mafia. Luca credeva di conoscere la Mafia. Sapeva che era brutta, lontana, invece è così vicina che non sembra vera. Ma sa riconoscere un guaio quando ci finisce dentro. E questo è il più grosso che gli sia mai capitato. Età di lettura. da 12 anni.

Le ragazze di Emma Cline - Recensione


Uno di quei libri che sanno creare uno strano incantesimo, quello di scindere le parole che leggi dalle immagini che si formano nella tua mente. Solitamente quando leggiamo un romanzo fagocitiamo le parole una dopo l'altra al fine di produrre nella nostra mente delle immagini, in questo caso però non è cosi. Le parole, le frasi e le descrizioni sono talmente accurate, intelligenti e acute che non puoi non fermarti per ammirlare.
E' un incantesimo speciale che pochissimi libri sanno compiere ed Emma Cline con  "le ragazze" è riuscita a farlo.


TITOLO: LE RAGAZZE
AUTORE: EMMA CLINE
EDITORE: EINAUDI
PAGINE: 334







Una storia che si apre ai giorni nostri con una donna adulta che è portata a rievocare i suoi 14 anni, l'anno in cui si avvicinò ad un gruppo di ragazze che furono poi le colpevoli di un terribile ed efferato omicidio.
Una storia che si apre in un presente che trova la sua genesi nel passato, una storia raccontanta dall'alternarsi di due diverse Evie. La Evie adulta con il parallelismo creato dal personaggio di Sasha, e la Evie quattordicenne.
E' a causa dell'incontro nel presente con questa ragazzina forse nemmeno maggiorenne, Sasha, che Evie è portata a ricordare il suo passato. Sasha è un po' come era lei. Sottomessa e annullata dal volere di un'altra persona, costantemente alla ricerca della sua approvazione e delle briciole del suo affetto, costantemente portata a giustificare comportamente indifendibili. E' con lei che si crea questo parallelismo tra le due Evie.

California, anni 60. Evie all'epoca ha 14 anni e un'incontenibile insofferenza verso i suoi genitori. Verso sua madre, completamente assorbita dalla ricerca di un nuovo compagno dopo essere stata abbandonata dal marito (e più volte sottolinea davani alla figlia il suo "diritto" ad essere felice, palesando così il fatto che la stessa Evie non fosse sufficiente per esserlo) ma anche verso un padre assente che ritiene sufficiente qualche telefonata come adempimento al suo ruolo genitoriale.
Ma l'insofferenza maggiore la manifesta verso la sua stessa anonima vita, rappresentata da una serie di interminabili e apatici pomeriggi estivi trascorsi nella sua stanza immaginando una vita diversa.

E' nel parco che vede per la prima volta "le ragazze". Sicure, mature, innarrivabili. Tra tutte è Suzanne quella ad esercitare un'inspiegabile attrattiva su di lei. Suzanne che si muove sicura, che sa gestire il suo corpo e il suo fascino, che sembra appartenere ad un mondo diverso e migliore del suo.
E sarà proprio Suzanne a trasportarla via da quel mondo apatico facendole vedere il suo mondo: la realtà estrema e sregolata di una comune. Una vita scandita da musica, sesso e droga dove un gruppo di ragazze convive in nome di un amore superiore e tutte le loro scelte e le loro azioni erano manipolate da colui che aveva fondato quella comune: Russel.
La stessa Suzanne, forte e sicura, subisce il fascino di Russel al quale è completamente devota. Evie però non è interessata a Russel, se non al fine di potersi sentire al pari delle altre ragazze, anche lei parte di un gruppo, accettata e amata come le altre. Ma è Suzanne a suscitare un'inspiegabile attrativa su Evie. Un'attrazione che sfuma costantemente in un erotismo che confonde tanto l'autore quanto la stessa protagonista.

Russel è l'origine di tutto, l'uomo che ha creato quella comune e manipolato le loro menti soggiogandole alla sua volontà. Un aspirante musicista che perde la sua occasione non riuscendo a concludere un contratto discografico come gli era stato promesso da un musicista affermato. Ed è su questa star che decide di vendicarsi. Lui però sarà solo il mandante di quel terrificante omicidio che ha visto tra le sue vittime anche un bambino.
Da momento in cui il sogno di Russel di diventare una star sfuma per sempre tutta la vita nella comune cambia completamente. Il degrado aumenta così come le droghe e la sregolatezza. Gli occhi di Suzanne lentamente si spengono mentre viene definitamente fagocitata in quel tunnel senza uscita, e nel suo ultimo barlume di lucidità riesce a salvare Evie. Riesce a darle la possibilità di una vita diversa dalla sua.

Evie ancora una volta rimane al margine di tutta la vicenda. Non sarà coinvolta in quell'omocidio perchè Suzanne decide di salvarla, obbligandola a scendere dalla macchina. Ancora una volta sarà solo una spettatrice di quello che succede.

Un romanzo d'esordio scritto in maniera davvero magistrale, dove la prosa è studiata, acuta e intelligente. Una prosa che ti permette di percepire le sensazioni, le idee e i pensieri di una ragazza di 14 anni e in parte di identificarli con quelli che avevi provato anche tu. E riesce nell'incredibile intanto di farti rivivere pensieri e sensazioni dimenticate tanto che mi chiedevo "ma come è riuscita a farmi ricordare così bene quello che pensavo a 14  anni?"
E' uno di quei romanzi dove non ti lasci travolgere solo dalla trama ma anche dalla prosa.

 La vera storia della famiglia Manson

Nella realizzazione di questo romanzo Emma Cline si è ispirata alle vicende della famiglia Manson. Una comune degli anni 60 che divenne famosa per essere colpevole di diversi omicidi in particolare ricordata per il delitto che ha visto tra le sue vittime anche anche la moglie del regista Polanski all'epoca incinta di 8 mesi.
Charles Manson fu il mandante di questo delitto che venne però eseguito materialmente dai suoi seguaci. 
Alla fine degli anni 60 Manson riuscì infatti a raccogliere attorno a sè un gruppo di ragazze ammaliate dal suo carisma e che iniziarono a viaggiare con lui su uno scuolabus dipinto di nero facendosi chiamare "la famiglia."

IL MIO GIUDIZIO




 CITAZIONI

"La vita era solo una sala d'attesa finché qualcuno non ti notava: i maschi lo stesso tempo l'avevano passato a diventare sé stessi."

"Povere ragazze. Il mondo le rimpinza di promesse sull'amore. Quanto ne hanno bisogno, quanto poco ne otterrà la maggior parte di loro."

"Nessuno mi aveva mai guardata davvero prima di Suzanne, perciò da un certo momento in poi era stata lei a definirmi." 

"L’amore poteva venire da ogni direzione. Cosí da non restare delusi se non ne veniva abbastanza dalla direzione sperata" 
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