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Una vita come tante di Hanya Yanagihara - Recensione



Non sarete mai pronti ad affrontare questo libro. Per quanto pensiate di esserlo vi garantisco che non siete preparati al dolore che vi aspetta. E' un dolore quasi continuo, vi lascerà dei rari momenti di tranquillità che saranno comunque sempre pervasi da una lontana malinconia e da una strana sensazione di rassegnazione. 
Uno dei libri più belli, intensi e devastanti che abbia mai letto.


TITOLO: Una vita come tante
AUTORE: Hanya Yanagihara
EDITORE: Sellerio
PAGINE: 1094






Riassumere una storia di questa portata non è semplice e sono certa che non riuscirò rendere giustizia a questo libro. Un romanzo che nelle sue quasi 1100 pagine racconta l'amicizia, l'amore e la vita di quattro persone, quattro ragazzi che seguirete per trent'anni della loro vita.
Malcom, giovane rampollo di una ricca famiglia, da sempre alla ricerca del consenso e dell'approvazione dei suoi genitori che riesce col tempo a diventare un importante e affermato architetto.
JB un ragazzo gay di colore con la passione per l'arte e l'ambizione di poter diventare un artista di fama internazionale. Tra i quattro è sicuramente quello con il carattere e il temperamento più forte e prepotente.
Willem, il più gentile e altruista dei quattro ragazzi, figlio di genitori freddi e distaccati, lavora in un ristorante nel tentativo di poter un giorno diventare un attore.
Jude, il più misterioso dei quattro amici. Un avvocato di successo con un passato nebuloso che tenterete di ricostruire tassello dopo tassello cercando inutilmente di non annegare nel suo stesso dolore.
Quello che voi sapete per centinaia di pagine è solo che nel passato di Jude è successo qualcosa di terrificante. Qualcosa che lo ha portato ad avere dei problemi fisici evidenti e che lo costringono a camminare con palese difficoltà e ad essere dilaniato spesso da dei dolori alla schiena disumani.

"Camminavi prima?" chiese Malcom, come se ora non camminasse più. La domanda gli provocò tristezza e imbarazzo: quello che per lui era camminare, per gli altri sembrava non esserlo. "

Nessuno sa da che cosa siano stati provocati e che cosa sia successo nella sua vita prima di arrivare al college dove si sono conosciuti i quattro ragazzi. Lui non ne ha mai voluto parlare e loro non hanno mai insistito per conoscere la verità. E vi assicuro che la verità è terrificante.

Saranno gli ultimi due ragazzi quelli che seguirete con maggiore interesse, Jude in particolare sarà quello che si farà strada lentamente dentro di voi. Questo libro ha una caratterizzazione dei personaggi che è qualcosa di straordinario, non si limita a mostrarveli ma riesce a farveli sentire, a farli vivere con voi. E nessuno, nessuno vorrebbe vivere la vita di Jude.
Ci sono pagine in cui vorrete solo andare oltre quel capitolo, vi sentirete in apnea e andrete avanti a leggere solo per tornare al presente, per lasciare quel ricordo, quel passato, quel racconto che non è insostenibile solo per lui ma anche per voi.
Credetemi non sto esagerando, percepirete il peso di un ricordo devastante e non vorrete riviverlo così come non vuole riviverlo Jude.

Una storia che scava nell'anima dei personaggi come non avevo mai visto fare fino a questo momento. La vita presente di Jude è piena di amici, affetto e amore, ma nonostante questo non riuscirete ad apprezzarlo come non c'è riuscito lui. Resterete focalizzati esclusivamente sul suo passato, incapaci di cogliere il riscatto che ha avuto la sua vita, come se, nonostante tutto, l'ombra della sua infanzia non se ne fosse mai andata, come se niente possa mai cancellare quello che è successo permettendogli di condurre una vita normale.

La cosa assolutamente disarmante è che per 1000 pagine ti prepari psicologicamente a leggere un determinato finale, vi assicuro che vi aspettate che accada una sola cosa, sembra quasi scritto tra le righe...bhe le avevo interpretate nel modo sbagliato quelle righe e, un po' come nella vita vera, le cose non vanno come ti sei aspettato e in una sola pagina questo romanzo riesce letteralmente a distruggerti. Nessuno era mai riuscito a "bloccarmi" con gli occhi sbarrati per cinque minuti davanti ad una riga. Nessun libro prima di questo.

Dal punto di vista narrativo il libro è scritto davvero molto bene, trattandosi del racconto di una vita non aspettatevi ovviamente i colpi di scena o una trama incalzante, ma nonostante questo non è risultato mai, mai, mai noioso o lento. E vi assicuro che io sono particolarmente sensibile sull'argomento. Ci sono parti che sono di una bellezza disarmante, provo a riportarvene una che mi ha lasciato senza parole:

"Riconosco che quello per un figlio è un amore singolare, un amore che non si fonda sull'attrazione fisica , sul piacere, sull'intelletto, ma sulla paura. Non conosci la paura finchè non hai un figlio, e forse è questo che ce lo fa sembrare un amore così straordinario: perchè la paura è straordinaria. Lo tenevo stretto tra le braccia e pensavo a quanto fosse assurdo che mio figlio, qualunque figlio, potesse aspettarsi di sopravvivere in questa vita.
E quando tuo figlio muore provi tutte le emozioni che ti aspettavi di provare e a quel punto, non ti rimane più niente di cui aver paura."


Ho deciso di riportarvi questa parte ma la storia è disseminata di riflessioni di questo tipo, riflessioni che non sono i classici aforismi scontati da baci perugina che capeggiano in molti libri, ma pensieri che ti spingono a rileggere il testo, a pensare a quello che hai letto e a prenderti del tempo per farlo sedimentare dentro di te. Perchè vi garantisco che questo libro cambierà un po' di quello che siete.

IL GIUDIZIO




DAL TESTO

"La consapevolezza che le persone a cui vuole bene sono più fragili delle altre e gli sono state concesse in prestito fino a quanto qualcuno o qualcosa non verrà a reclamarle."

"Prendere atto della mia disabilità sarebbe come cedere al Dr. Trayloe e ammettere che è stato lui a decidere quale forma avrebbe assunto la mia vita."



La ragazza di prima di J.P. Delaney - Recensione

 

Immaginate di poter vivere nella casa costruita da un architetto di fama mondiale. Una casa elegante, confortevole e arricchita con ogni confort tecnologico immaginabile. Immaginate ora di poterci vivere pagando un affitto davvero ridicolo paragonato al valore della casa. 
Bene, c'è solo una "piccola" formalità collegata a questa possibilità: è obbligatorio accettare una serie di regole. Regole che nessuno al mondo sarebbe disposto ad accettare nemmeno se si trattasse di vivere in un castello.
La casa deve essere mantenuta costantemente in ordine, non possono essere lasciati vestiti e oggetti fuori posto, non possono essere aggiunti mobili oltre a quelli che già si trovano al suo interno, non possono essere appesi quadri o fotografie, qualsiasi cambiamento anche il più piccolo e insignificante deve essere sottoposto alla valutazione dell'architetto, e periodicamente deve essere compilato un test per verificare lo stato psico-fisico della persona che vive in quella casa e i suoi miglioramenti comportamentali.
Ah... un'ultima regola: niente libri all'interno della casa.
Sì lo so, tanti cari saluti e arrivederci! Abbiamo pensato la stessa cosa.


TITOLO: LA RAGAZZA DI PRIMA
AUTORE: J.P. DELANEY
EDITORE: MONDADORI
PAGINE: 389




Questo romanzo racconta la storia di due donne: Emma e Jane. Due donne che il lettore seguirà in parallelo notando di volta in volta delle somiglianze incredibili nel loro aspetto, nel loro tragico passato e nel comportamento strano e inquietante che l'architetto riserva ad entrambe.
Emma è una donna spaventata, la cui fragilità deriva da un'aggressione subita nella sua precedente abitazione. 
Jane invece ha bisogno di un posto per ricominciare una nuova vita dopo la morte di sua figlia. Una bambina deceduta quando ancora nel suo grembo e che aveva dovuto partorire pochi mesi prima.
Due donne che hanno bisogno di ricominciare, di ritrovare se stesse e di ripartire da zero.
C'è solo un piccolissimo dettaglio. Emma è morta in quella casa prima che Jane andasse ad abitarci. Il caso fu archiviato come un suicidio, ma in realtà nel corso della lettura, scoprirete che quella casa cela ben altri segreti così come l'architetto che la costruì e che perse anche la moglie e suo figlio in circostanze alquanto singolari.

 L'idea di base di questa storia non è male ma, e c'è un enorme, giagantesco MA, poteva essere gestita davvero molto ma molto meglio.
Già dopo una trentina di pagine quello che poteva apparire come un thriller si trasforma in una brutta copia di "50 sfumature di grigio". L'architetto diventa un latin lover pronto a saltare addosso alle protagoniste che perdono ogni razionalità e ogni freno davanti al bel Don Giovanni.
Pagine e pagine e pagine di preliminari e sesso fatti un po' in ogni dove, e i personaggi che già all'inizio sembravano piuttosto forzati, perdono rapidamente ogni credibilità.

Il finale a mio avviso è piuttosto prevedibile, ho imparato ormai a diffidare del personaggio che vogliono farti apparire colpevole ad ogni costo fin dall'inizio e ad osservare con diffidenza quello che invece rimane costantemente nell'ombra ma sempre presente all'interno della storia. Anche in questo caso non mi sbagliavo.

Mi sono avvicinata a questo libro molto ingenuamente, mi è stato regalato e non sapevo effettivamente che cosa avrei trovato tra le sue pagine. Ora lo so. Niente.
Lettura a mio avviso evitabile che non mi sento assolutamente di consigliare.

IL MIO GIUDIZIO



 QUARTA DI  COPERTINA

Con quest'uomo ci andrei a letto. Gli ho detto poco più che buongiorno, eppure la parte più segreta di me, quella che sfugge al mio controllo, ha già espresso il suo giudizio. Lui mi tiene aperta la porta della sala riunioni e persino questo piccolo gesto di cortesia mi sembra carico di significato. Non posso credere di essere a un passo, un solo piccolo passo, dall'aggiudicarmi la casa che lui, Edward Monkford – un innovatore, un architetto riservato e profondo –, ha progettato e realizzato in Folgate Street, civico 1, Londra. Una casa straordinaria. Un edificio che coniuga l'avanguardia europea ad antichi rituali giapponesi. Design minimalista di pietra chiara, lastre di vetro insonorizzate e sensibili alla luce, soffitti immensi. Nessun soprammobile, niente armadi, niente cornici alle finestre, nessun interruttore, nessuna presa elettrica. Un gioiello della domotica, dove tutta la tecnologia è nascosta. Una casa che però ha le sue regole, il Regolamento come lo chiamo: se diventerà mia non dovrò soltanto rinunciare a tappeti, fotografie alle pareti, piante ornamentali, animali domestici o feste con gli amici, ma dovrò plasmare il mio carattere, accettare una concezione della vita in cui il meno è il più, in cui l'austerità e l'ordine sono la purezza, e la sobrietà la ricompensa. Perché lui vuole così, perché lui è così. Ha voluto sapere tutto di me, mi ha chiesto un elenco di tutte le cose che considero essenziali per la mia vita. Dicono che quest'uomo, dai capelli di un biondo indefinito e dall'aspetto poco appariscente, con gli occhi di un azzurro chiaro e luminoso, sia un architetto eccezionale perché non cede a nessuna tentazione. Tuttavia, la casa è già stata abitata, una volta. Da una ragazza della mia stessa età, quasi una mia gemella, mi hanno detto. Anche lei, come me, non insensibile al fascino di quest'uomo. Una ragazza che tre anni fa è morta. In questa casa.

Le ragazze di Emma Cline - Recensione


Uno di quei libri che sanno creare uno strano incantesimo, quello di scindere le parole che leggi dalle immagini che si formano nella tua mente. Solitamente quando leggiamo un romanzo fagocitiamo le parole una dopo l'altra al fine di produrre nella nostra mente delle immagini, in questo caso però non è cosi. Le parole, le frasi e le descrizioni sono talmente accurate, intelligenti e acute che non puoi non fermarti per ammirlare.
E' un incantesimo speciale che pochissimi libri sanno compiere ed Emma Cline con  "le ragazze" è riuscita a farlo.


TITOLO: LE RAGAZZE
AUTORE: EMMA CLINE
EDITORE: EINAUDI
PAGINE: 334







Una storia che si apre ai giorni nostri con una donna adulta che è portata a rievocare i suoi 14 anni, l'anno in cui si avvicinò ad un gruppo di ragazze che furono poi le colpevoli di un terribile ed efferato omicidio.
Una storia che si apre in un presente che trova la sua genesi nel passato, una storia raccontanta dall'alternarsi di due diverse Evie. La Evie adulta con il parallelismo creato dal personaggio di Sasha, e la Evie quattordicenne.
E' a causa dell'incontro nel presente con questa ragazzina forse nemmeno maggiorenne, Sasha, che Evie è portata a ricordare il suo passato. Sasha è un po' come era lei. Sottomessa e annullata dal volere di un'altra persona, costantemente alla ricerca della sua approvazione e delle briciole del suo affetto, costantemente portata a giustificare comportamente indifendibili. E' con lei che si crea questo parallelismo tra le due Evie.

California, anni 60. Evie all'epoca ha 14 anni e un'incontenibile insofferenza verso i suoi genitori. Verso sua madre, completamente assorbita dalla ricerca di un nuovo compagno dopo essere stata abbandonata dal marito (e più volte sottolinea davani alla figlia il suo "diritto" ad essere felice, palesando così il fatto che la stessa Evie non fosse sufficiente per esserlo) ma anche verso un padre assente che ritiene sufficiente qualche telefonata come adempimento al suo ruolo genitoriale.
Ma l'insofferenza maggiore la manifesta verso la sua stessa anonima vita, rappresentata da una serie di interminabili e apatici pomeriggi estivi trascorsi nella sua stanza immaginando una vita diversa.

E' nel parco che vede per la prima volta "le ragazze". Sicure, mature, innarrivabili. Tra tutte è Suzanne quella ad esercitare un'inspiegabile attrattiva su di lei. Suzanne che si muove sicura, che sa gestire il suo corpo e il suo fascino, che sembra appartenere ad un mondo diverso e migliore del suo.
E sarà proprio Suzanne a trasportarla via da quel mondo apatico facendole vedere il suo mondo: la realtà estrema e sregolata di una comune. Una vita scandita da musica, sesso e droga dove un gruppo di ragazze convive in nome di un amore superiore e tutte le loro scelte e le loro azioni erano manipolate da colui che aveva fondato quella comune: Russel.
La stessa Suzanne, forte e sicura, subisce il fascino di Russel al quale è completamente devota. Evie però non è interessata a Russel, se non al fine di potersi sentire al pari delle altre ragazze, anche lei parte di un gruppo, accettata e amata come le altre. Ma è Suzanne a suscitare un'inspiegabile attrativa su Evie. Un'attrazione che sfuma costantemente in un erotismo che confonde tanto l'autore quanto la stessa protagonista.

Russel è l'origine di tutto, l'uomo che ha creato quella comune e manipolato le loro menti soggiogandole alla sua volontà. Un aspirante musicista che perde la sua occasione non riuscendo a concludere un contratto discografico come gli era stato promesso da un musicista affermato. Ed è su questa star che decide di vendicarsi. Lui però sarà solo il mandante di quel terrificante omicidio che ha visto tra le sue vittime anche un bambino.
Da momento in cui il sogno di Russel di diventare una star sfuma per sempre tutta la vita nella comune cambia completamente. Il degrado aumenta così come le droghe e la sregolatezza. Gli occhi di Suzanne lentamente si spengono mentre viene definitamente fagocitata in quel tunnel senza uscita, e nel suo ultimo barlume di lucidità riesce a salvare Evie. Riesce a darle la possibilità di una vita diversa dalla sua.

Evie ancora una volta rimane al margine di tutta la vicenda. Non sarà coinvolta in quell'omocidio perchè Suzanne decide di salvarla, obbligandola a scendere dalla macchina. Ancora una volta sarà solo una spettatrice di quello che succede.

Un romanzo d'esordio scritto in maniera davvero magistrale, dove la prosa è studiata, acuta e intelligente. Una prosa che ti permette di percepire le sensazioni, le idee e i pensieri di una ragazza di 14 anni e in parte di identificarli con quelli che avevi provato anche tu. E riesce nell'incredibile intanto di farti rivivere pensieri e sensazioni dimenticate tanto che mi chiedevo "ma come è riuscita a farmi ricordare così bene quello che pensavo a 14  anni?"
E' uno di quei romanzi dove non ti lasci travolgere solo dalla trama ma anche dalla prosa.

 La vera storia della famiglia Manson

Nella realizzazione di questo romanzo Emma Cline si è ispirata alle vicende della famiglia Manson. Una comune degli anni 60 che divenne famosa per essere colpevole di diversi omicidi in particolare ricordata per il delitto che ha visto tra le sue vittime anche anche la moglie del regista Polanski all'epoca incinta di 8 mesi.
Charles Manson fu il mandante di questo delitto che venne però eseguito materialmente dai suoi seguaci. 
Alla fine degli anni 60 Manson riuscì infatti a raccogliere attorno a sè un gruppo di ragazze ammaliate dal suo carisma e che iniziarono a viaggiare con lui su uno scuolabus dipinto di nero facendosi chiamare "la famiglia."

IL MIO GIUDIZIO




 CITAZIONI

"La vita era solo una sala d'attesa finché qualcuno non ti notava: i maschi lo stesso tempo l'avevano passato a diventare sé stessi."

"Povere ragazze. Il mondo le rimpinza di promesse sull'amore. Quanto ne hanno bisogno, quanto poco ne otterrà la maggior parte di loro."

"Nessuno mi aveva mai guardata davvero prima di Suzanne, perciò da un certo momento in poi era stata lei a definirmi." 

"L’amore poteva venire da ogni direzione. Cosí da non restare delusi se non ne veniva abbastanza dalla direzione sperata" 
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"Nel guscio" di Ian McEwan - Una delle grandi uscite del 2017 in libreria nel mese di Marzo

Sono molti i grandi autori che vorrei affrontare ma che per ragioni diverse non ho ancora avuto modo di leggere. Nel caso di McEwan la ragione è piuttosto semplice: temo di farmi molto male con i suoi libri e di conseguenza continuo come una codarda a procrastinare. Ho acquistato, ormai qualche anno fa, quella che credo sia la sua opera più famosa: "Espiazione", e ho quasi la sensazione che mi osservi ogni volta che entro nella libreria.
Sembra quasi chiedermi "e adesso? Credi di essere abbastanza forte per me?" E come sapete la mia risposta fino ad ora è sempre la stessa.
Ma perchè vi parlo di  questo scrittore in questo post? Perchè nel mese di marzo uscirà il suo nuovo e atteso romanzo che si intitolerà: "Nel guscio".


Per ora dovrete accontentarvi della copertina originale dato che quella Italiana non è ancora stata resa nota.
Quello che sappiamo è che sarà edito da Einaudi e che l'uscita è prevista per il 14 marzo 2017













McEwan è considerato uno dei più grandi scrittori di narrativa contemporanea, vincitore del Man Booker Prize nel 1998 con il romanzo "Amsterdam.
Ancora una volta la storia non sembra essere delle più leggere, storia raccontata dall'unico testimone di un crimine: un bambino che all'epoca non era ancora nato.
"Nel guscio sembra voler rivistare la vicenda dell'Amleto di Shakespeare ma in un modo completamente diverso.
I protagonisti di questa storia sono tre: Una donna, Trudy, suo marito John e l'amante, Claude. Claude però non è solo l'amante di Trudy ma anche suo cognato, quindi il fratello più piccolo di John. Vi dò un attimo per collegare le cose.



Il classico triangolo verrebbe da pensare non è vero? Ma non è così. Un triangolo destinato a finire nel sangue quando la moglie e l'amante si alleano per uccidere John al fine di impadronirsi della prestigiosa casa di famiglia.
La cosa assolutamente insolita è che la voce narrante di tutta la storia è un bambino non ancora nato, un bambino di nove mesi che si trova nella pancia di Trudy. 
Non so se voi che state leggendo questo post abbiate o meno affrontato questo scrittore, ma devo dire che anche questo libro riesce nell'intento di incuriosirmi e intimormi nello stesso momento.

Io e te di Niccolò Ammaniti - Recensione



Volevo leggere qualcosa di carino, di poco impegnativo dal punto di vista emotivo ma che fosse comunque una lettura piacevole. Da una vita ormai sentivo tessere lodi sulle opere di Ammaniti e così mi sono decisa ad avvicinarmi a lui con questo breve racconto: "Io e te". Come vi dicevo volevo qualcosa di emotivamente poco impegnativo, non so perchè avessi assoociato la brevità a questa caratteristica, ma quello che è certo è che ho commesso un grave, grave errore pensando che avrei trovato solo semplice e leggero racconto tra le sue pagine.
Dovevate avvertirmi che alla fine ci sarei rimasta malissimo. Dovevo prepararmi psicologicamente all'ultima pagina.


TITOLO: Io e te
AUTORE: Niccolò Ammaniti
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 117





Lorenzo è un adolescente particolare. Si sente diverso dai suoi coetani ma cerca comunque di imitarne i comportamenti nel tentativo di confondersi tra di loro. Non per diventare come loro, perchè non gli interessa, semplicemente per essere invisibile e poter continuare a vivere nel suo mondo che è completamente concentrato attorno a se stesso.
Quando era bambino lo psicologo disse che aveva un disturbo narcisistico che lo portava ad interessarsi solo di sè e di poche persone che appartenenvano alla sua sfera familiare. Potebbe essere semplicemente definito come uno dei tanti ragazzi che non si sente a suo agio con gli altri. 
Ed è proprio per rimanere solo con se stesso che finge di essere stato invitato in montagna da una sua compagna che aveva organizzato una vacanza con alcuni amici della sua classe. Sua madre vede il falso invito come la prova che suo figlio sta bene, che è riuscito a superare tutti i suoi problemi  diventando un ragazzo normale con degli amici.
In realtà però questa scusa serve a Lorenzo per potersi chiudere in una cantina per diversi giorni semplicemente per vivere nel suo mondo, dove non esiste altro che lui...almeno fino al momento in cui la sua sorrelastra Olivia, di dieci anni più grande, non farà capolino proprio in quella stanza cambiando per sempre tutta la sua vita.
Due persone che non potrebbero essere più diverse ma che nello stesso tempo condividono una stessa condizione: il sentirsi inadeguati in un mondo che sembra andare in una direzione diversa dalla loro. In fondo l'adolescenza non è così diversa dall'inizio dell'età adulta.
Olivia è una ragazza problematica, difficile e piena di problemi più grandi di lei, che però in quei pochi giorni cambierà per sempre la vita di Lorenzo, perche forse due è il numero giusto per poter affrontare la vita, per poter fare un passo in una direzione diversa, per poter cambiare o  semplicemente per andare avanti; io e te.

Un racconto con il quale Ammaniti cerca di puntare la lente sul mondo dei giovani e della nuova realtà delle famiglie allargate, e lo fa scegliendo due figure che potrebbero facilmente cadere nel facile gioco degli stereotipi: la tossica e il ragazzo emarginato. Un ragazzo che cerca di fuggire dal mondo e una ragazza che all'improvviso lo imprigiona in una stanza mettendogli davanti ciò che di peggio c'è fuori da quelle quattro mura.
Il modo in cui però l'autore affronta la storia, la prosa scarna con cui racconta le vicende e la caratterizzazione dei personaggi hanno reso tutto fin troppo reale e poco stereotipato.
E' un racconto piuttosto breve, quindi non posso svelarvi più di questo senza rischiare di rovinarvi la lettura. Quello che temo nei romanzi brevi o nei racconti, è che molto venga tralasciato per chiudere in fretta la narrazione. Ho sempre il timore che il lettore avverta lacune nella storia, nei personaggi o nelle dinamiche della vicenza. Invece è perfetto così.  Con le sue 117 pagine. Non ne serviva una di più.

GIUDIZIO


 CITAZIONI

"Le cose, una volta pensate, che senso c'è di dirle?"

"Caro Lorenzo, mi sono ricordata che un'altra cosa che odio sono gli addii e quindi preferisco filare prima che ti svegli. Grazie per avermi aiutata. Sono felice di aver scoperto un fratello nasconsto in una cantina!"


Recensione: Il segreto della libreria sempre aperta di Robin Sloan

Una vecchia libreria. Di quelle piccole, quasi invisibili posta da un tempo indefinibile ad un angolo della strada. Una libreria che profuma di libri antichi, con una vecchia insegna sulla vetrina e un altrettanto anziano e singolare proprietario.
Questa libreria però non chiude mai. Rimane aperta 24 ore su 24, ed è proprio durante la notte che arrivano i clienti più strani. Clienti che non  acquistano dei libri, ma che prendono in prestito strani volumi all'interno dei quali sembra non esserci scritto nulla di leggibile.
Che cosa succede davvero dentro a questa libreria?


TITOLO: Il segreto della libreria sempre aperta
AUTORE: Robin Sloan
EDITORE: Corbaccio
PAGINE: 306


 
 
Clay è un grafico, appassionato di informatica e di programmazione che a causa della crisi ha perso il suo lavoro e si è trovato costretto a rispondere all'annuncio posto fuori una vecchia libreria.
Una libreria piccola, angusta, dove la maggioranza dello spazio non è occupato dalle ultime novità, o da grandi best seller ma da strani e antichi volumi. Volumi che lui non deve sfogliare. Su questo punto il signor Penumbra, singolare proprietario di questa libreria, è stato molto chiaro. Il suo lavoro è quello di accogliere i clienti che si recano in negozio durante la note, annotando in un particolare registro tutto quello che succede. Chi sono, come sono vestiti, che libro restituiscono e che volume richiedono.

Clay riesce a resistere. Guarda quei volumi con immensa curiosità ma resiste alla tentazione di sfogliarli. La paura di perdere quell'unico impiego è troppa. Troppa anche per cedere alla curiosità. Il suo amico però non sembra essere dello stesso avviso e prima che Clay possa fermarlo si arrampica sulle scale del vecchio negozio, su quei grandi e alti scaffali misteriosi.
Quei libri però sono illegibili. Scritti in uno strano e particolare codice incomprensibile. 
Che cosa sono dunque questi libri? Chi sono questi strani clienti che esibendo una tessera restituiscono quei volumi per prenderne in prestito altri?

Clay, con l'aiuto di una ragazza che è piccolo genio di Google e di un suo amico imprenditore, inizia ad indagare sul mistero che nasconde quella libreria.
Ma scoprirete che il mistero va ben oltre quella piccola libreria di San Francisco...esistono infatti altri posti come quello sparsi per il mondo, ognuno con un vecchio proprietario, ognuno custode di volumi indecifrabili, ognuno destinato a nascondere e cercare lo stesso segreto. Un segreto custodito da quando esistono i libri stampati. Un segreto custodito nel primo libro che venne mai stampato.

La scelta di inserire tra i protagonisti proprio una grande programmatrice di Goggle e un grafico non è assolutamente casuale. Uno dei temi chiavi del romanzo è proprio l'opposizione tra queste due realtà: il cartaceo e il digitale. Due realtà che negli ultimi anni sono venute a scontrarsi sempre più tra loro, così come avviene anche in questa storia. Nel romanzo è facile individuare come ci siano due gruppi, il primo fortemente ancorato alla tradizione cartacea e chiuso verso qualunque innovazione tecnologica ad essa collegata, il secondo gruppo deciso invece ad usare la tecnologia per arrivare là dove con i libri e lo studio classico non sono riusciti ad arrivare in 500 anni.
Dà un lato l'autore ci vuole dimostrare come le due realtà possano effettivamente convivere, aiutarsi l'una con l'altra, dall'altra parte la conclusione sembra sottolineare che ci sono dei limiti anche nel mondo del digitale, dei limiti che solo la mente umana può superare.

Lo so, lo so. Sono riuscita ad incuriosirvi e vi dirò che le premesse di questa storia non sono male ma... ci sono un sacco di ma. 
La storia non è credibile. Certo è una storia inventata, anche "il codice da vinci" lo era ma l'autore era stato bravissimo a rendere quella storia credibile. Questa purtroppo non lo è.
Ci sono un sacco di momenti davvero inverosimili all'interno della narrazione. Dal momento in cui l'intero team di Google decide di aiutare questo ragazzo nella sua indagine...cioè ragazzi, parliamo dell'intero team di Google che decide di dedicare il suo tempo alla ricerca di un codice segreto, al momento in cui arrivano a rendere off limits Google per qualche minuto all'intero pianeta per dedicarsi alla sola ricerca di decodificare un codice, sempre per aiutare questi ragazzi. Capite che esiste un confine tra ciò che può essere inventato e risultare comunque credibile a ciò che porta il lettore ad allontanarsi dalla narrazione avvertendola come qualcosa di troppo lontano dalla realtà.

I momenti come quello citato sopra sono molteplici purtroppo. Potrei citarvi il momento in cui Clay arriverà a scoprire, non vi faccio grandi spoiler, che esiste un font, un font andato perduto da 500 anni che una confraternita sta cercando da secoli. Bene. Clay in poche ore riesce a trovarlo. Come? Fingendosi il proprietario di un museo, riesce a contattare l'archivio in cui è custodito richiedendone il prestito. Prestito che ottiene in pochi secondi senza dover effettuare alcuna verifica, controllo o compilazione di documenti. Se questo non bastasse Clay viene accompagnato nel magazzino di questo archivio dove può girare indisturbato da solo. Avrebbe potuto appropriarsi di qualsiasi cosa. Nessuno aveva fatto un controllo su di lui o sulla struttura dalla quale dichiarava di provenire. 

Come vi dicevo all'inizio la storia poteva essere buona, le basi per una trama originale a mio avviso c'erano, ma la storia è diventata troppo inverosimile in diversi punti andando a perdere quel componente che io cerco in avventure come questa. La possibilità di credere che possa esserci anche solo qualcosa di vero. Fosse anche l'esistenza del primo libro, della confraternita o di una libreria. Qui non ho trovato nulla a cui potessi credere.

                                                             IL MIO GIUDIZIO


IMPRONTE DAL LIBRO
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"Il legame tra il libro e il lettore è strettamente personale, dobbiamo basarci sulla fiducia reciproca"

"Tutti i più importanti segreti al mondo si trovano sotto il nostro naso"

"Sembra lo spiritello di un libro di fiabe, solo che il suo elemento naturale non è l'aria ma la fantasia."

Recensione: tigre, tigre di Margaux Fragoso

Sono fortemente in difficoltà nel parlarvi di questo romanzo. E' un libro difficile, una di quelle storie che non vorresti leggere per non dover credere che certe cose possano succedere veramente. E' Margaux a raccontare la sua storia, l'autrice del libro racconta quella che è stata la sua relazione con Peter. Una relazione che è andata avanti per 15 anni. Una relazione iniziata quando Margaux aveva 7 anni e Peter 51.


 
AUTORE: Margaux Fragoso
TITOLO: tigre,tigre
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 362


Un libro agghiacciante. Non potrei descriverlo diversamente. Ho letto diverse storie di abusi, di rapimenti , di sequestri, ma mai un libro simile. Non ero preparata a gestire una relazione così malata, così morbosa come quella raccontata in queste pagine. Credo nessuno, in fondo, possa mai essere pronto ad un romanzo del genere.

Margaux aveva solo sette anni il giorno in cui in una piscina conosce Peter. Un uomo meraviglioso. Un uomo che sa trasformare ogni cosa in una favola, in una magia, in un mondo incantato in cui le è la sola e unica principessa. Un mondo che è completamente diverso dalla realtà in cui la piccola Margaux è cresciuta. Il suo mondo era diviso tra un padre costantemente ubriaco e verbalmente aggressivo, e una madre psicologicamente instabile. Nessuno aveva mai dimostrato affetto nei suoi confronti, nessuno le aveva mai dato attenzione, nessuno sembrava aver mai tenuto veramente a lei. Fino a Peter.

Lei ama trascorrere il tempo in casa sua, chiede costantemente a sua madre di portarla in quella casa, nascondendosi dietro alla scusa di giocare con i due figli di Peter. E sua madre è troppo cieca per vedere cosa lentamente cresce davanti ai suoi occhi. Troppo cieca per vedere che quelle attenzioni non sono normali da parte di un adulto.
Peter trasforma ogni cosa in un gioco. Dai baci sulle labbra, al fatto di correre per la casa senza vestiti. Margaux è troppo piccola per capire che quei giochi le ruberanno lentamente quell'ingenuità che nessuno mai potrà restituirle.

Ma sapete una delle cose più destabilizzanti? Che non riuscirete ad odiare completamente quell'uomo, perchè, in un modo malato e instabile crede di amare veramente quella bambina, crede davvero sia giusta la loro relazione e che sia la società a mettere delle stupide regole che nn dovrebbero esistere.
La loro relazione è qualcosa di morboso e malato che andrà avanti per 15 lunghi anni. Marguax si sente fin da subito diversa dalle altre bambine. Bambine che hanno un'ingenuità e una spensieratezza che nello scantinato Peter le ha rubato per sempre. E lei lo odia profondamente per questo. Odia se stessa per quello che fa con Peter, e si odia a tal punto da inventare nella sua mente un personaggio che prende il suo posto quando è in intimità con lui. Così è Nina la ragazza sbagliata, la ragazza che ha una relazione con un vecchio. Non lei.
Un vecchio. E' così che lei lo vede. Non prova alcuna attrazione fisica verso di lui, non l'ha mai provata in 15 anni. E' sempre stato un attaccamento disperato verso l'unica persona che l'abbia in qualche modo amata. Non importa se il modo era sbagliato. 

Ecco che allora non vuole tagliarsi i capelli, perchè Peter ama i capelli lunghi. Usa solo vestiti infantili, si depila costantemente, usa solo scarpe da ginnastica. Cerca in qualche modo di bloccare la sua crescita, di restare bambina agli occhi di Peter, perchè sa che è quello che lui vorrebbe.
Odia il suo corpo che diventa lentamente quello di una donna, perchè sa che lui amava il corpo che lei aveva da bambina.
Nel corso di questi 15 anni la madre viene più volte ricoverata in un ospedale psichiatrico e il rapporto con il padre va sempre più alla deriva, soprattutto dopo che lui le vieta per più di un anno di vedere Peter. Suo padre qualcosa sembrava aver intuito, ma era troppo concentrato su se stesso per indagare veramente. E in quell'anno Margaux smette di mangiare. Non le importa nulla se non di  rivedere Peter. 

La storia non lascia nulla di non detto. L'autrice racconta quei 15 anni in ogni terribile dettaglio, perchè si sappia che certe cose possono succedere, che le cose peggiori posso accadere anche alla luce del sole.
Questo volta non darò un giudizio come faccio sempre, perchè ritengo non sia un libro "giudicabile". Possiamo limitarci a diventare spettatori di questa storia e farla in qualche modo "nostra".



 IMPRONTE DAL LIBRO

"Senza Peter a vedermi, ad adorarmi, come sarei potuta esistere?"

"Ero spaventata. In che puntoesatto finiva lui e cominciavo io?"

Recensione: Nel Bosco di Tana French

Un'amica di cui ti fidi ciecamente ti parla positivamente di un libro. Lo prendi in mano incuriosita e basta quella frase sulla copertina a conquistarti: "Nel bosco qualcosa sta aspettando..."
Come potrete immaginare dal fatto che state leggendo una recensione di quello stesso romanzo, non ho proprio saputo resistere e alla fine l'ho acquistato.


   TITOLO: Nel Bosco
 AUTORE: Tana French
 EDITORE: Mondadori
 PAGINE: 514




Un libro che si apre con una tragedia avvenuta diversi anni prima quando a Knocknaree, un piccolo paesino irlandese, tre bambini entrarono nel bosco adiacente la città. Nessuno di loro fece ritorno per diverse ore. Al tramonto i genitori iniziarono a preoccuparsi e, insieme a loro, altre persone del paese andarono a cercarli ma solo uno dei tre bambini venne ritrovato: Adam.

Lo trovarono in stato di scock con le unghie conficcate dalla paura nel tronco di un albero e tracce di sangue sui suoi vestiti, sangue che si scoprirà con gli esami successivi, apparteneva a qualcun altro.
Adam non ricorda nulla di quello che accade quel giorno, e anche adesso, quando la storia inizia a tessere la sua trama non ricorda nulla, e non gli interessa ricordare quei momenti. La sua vita è iniziata dopo il 1984, in un collegio inglese dove i genitori lo mandarono per permettergli di ricominciare una nuova vita.

Ora Adam è un uomo di 35 anni, un detective della omicidi che è costretto a tornare in quel paesino dell'Irlanda per indagare sulla morte strana e inquietante di una bambina di 12 anni. Era stata rirovata una mattina da un archeologo all'ingresso di quello stesso bosco, posta su una pietra di uno scavo archeologico al quale stava lavorando.
Vi troverete quindi a seguire due casi paralleli, uno vecchio più di vent'anni, del quale coglierete solo qualche piccolissima informazione nel corso della lettura, e questo omicidio, che sarà la storia principale che andrete a seguire.

La cosa più bella di questa storia è l'incredibile caratterizzazione dei personaggi che ha saputo fare la French. Erano tridimensionali, palpabili e vivi. Raramente ho trovato un thriller così ben caraterizzato da questo punto di vista.
Ma...c'è un "ma" enorme come una casa. Alla fine del libro vorrete sì, sapere cosa sia successo a quella ragazzina di 12 anni, ma ancora di più capire che diavolo era successo vent'anni prima in quel bosco e che fine abbiano fatto i due bambini spariti nel nulla.
Purtroppo arriverete a scoprire la verità circa solo di uno dei due misteri. Per l'altro non c'è soluzione, non in questo libro almeno.

Mi hanno detto che la storia prosegue in altri libri ma non ho trovato riscontro in rete quindi non so darvi purtroppo informazioni precise, ma spero vivamente che ci sia una fine a questo mistero, vsito che a distanza di settimane mi capita ancora di pensarci chiedendomi che cavolo sia effettivamente successo.
Questo indubbiamente dimostra quanto sia stata brava l'autrice a descriverlo.

Se non vi importa che uno dei misteri che vorreste dissipare non trovi soluzione e se saprete tenere a bada la vostra curiosità vi assicuro che questo libro vi regalerà davvero una buona storia con dei personaggi fantastici.
Da curiosa cronica quale sono, ci sono rimasta troppo, troppo male nel vedere che il mistero non trovava una soluzione.

IL MIO GIUDIZIO



 IMPRONTE DAL LIBRO
"La regina di una favola lasciata sola nella torre a piangere la sua principessa perduta."

"La vittima è la persona che non conoscerai mai. Una somma di immagini riflesse attraverso le parole di altre persone."

"A Little Life" di Hanya Yanagihara arriva in Italia con il titolo "Una vita come tante"

L'ho scoperto questa mattina grazie ad un follower, al quale farò presto un monumento, e non vedevo l'ora di condividere la notizia con voi! Il 27 ottobre uscirà finalmente anche in Italia "A Little Life" di Hanya Yanagihara.
Voi non potete immaginare da quanti mesi io stia aspettando l'uscita di questo libro!



 Titolo: Una vita come tante
 Editore: Sellerio
 Pagine: 980




Finalista al Man Booker Prize 2015, acclamato dalla critica e
ancora di più dai lettori, "A Little Life" tradotto orribilmente in Italiano "una vita come tante", è stato definito un libro straziante, crudele ma pieno di amore per la vita e per l'uomo.
Mi fido molto di questo premio letterario e ancora di più del giudizio di alcune mie persone di fiducia che, masticando bene l'inglese, hanno avuto la fortuna di leggerlo in lingua originale.
Lo hanno amato e hanno condiviso con me tutto il trasporto che hanno provato leggendo questo romanzo, mentre io le guardavo con invidia e curiosità.

Non avendolo letto non so dirvi ancora molto in merito alla trama se non che segue la vita di 4 ragazzi che si conoscono al college e che instaurano una solida amicizia.
Detta così sembra un libro banalissimo lo so, ma credetemi che l'entusiasmo e il pathos con cui me ne hanno parlato mi hanno lasciato una grande aspettativa!
Devo essere sincera, mi sono stupita quando ho saputo che in Italia era stata la Sellerio ad acquistarne i diritti. Non so perchè ma non riuscivo ad immaginarlo edito da quella casa editrice, non lo vedevo adatto al loro catalogo forse, non lo so.
Pregiudizi, semplicemente questo.

Come potete vedere dall'immagine che ho postato in alto hanno deciso di mantenere in copertina l'immagine presente anche in quella orginale, scelta che personalmente apprezzo sempre molto, anche in casi come questi in cui l'immagine non mi fa impazzire.
Al contrario invece mi dispiace enormemente che abbiano deciso di cambiare il titolo. Non vedo la necessità di tradurre sempre il titolo in Italiano. E' una cazzata lo so, però mi ero abituata a sentirlo come "A Little Life".
Sì, io "sento" i libri.
E' già prenotabile su Amazon ma giuro che mi darò un minimo di contegno e dimostrerò di essere una persona forte che non cade in tentazione!
Faccio un saltino giusto a vedere quanto costa :P

Recensione: "Io dopo di te" di JoJo Moyes

Ci sono libri che si concludono in un modo perfetto. Magari non hanno il lieto fine che speravamo, magari ci siamo arrabbiati con l'autrice per  averci spezzato il cuore, ma nonostante tutto la storia aveva un suo finale e i cerchi venivano chiusi.
Ci sono storie per le quali sentiamo la necessità di sapere qualcosa di più, di sapere che strade hanno intrapreso i personaggi, di sapere come sono cresciuti, cos è accaduto loro dopo un determinato evento, e ci sono storie che credo debbano rimanere in qualche modo sospese nel tempo e nello spazio. Senza un prima e un dopo. 
"Io prima di te" è una di queste storie.





Titolo: Dopo di te
Autore: Jojo Moyes
Editore: Mondadori
Pagine: 380




Non tornerò sul primo libro della duologia dato che ve ne ho già ampiamente parlato qui. Quello che posso dire è che non sentivo la necessità di dare un seguito a quella storia che per me era perfetta così com'era. Ho percepito "Dopo di te" estremamente tirato, come se servissero degli escamotage per poter andare avanti, per poter avere ancora qualcosa da raccontare che non fosse una normale storia d'amore.
L'autrice fortunatamente per noi però ha un dono; quello di saper scrivere intrattenendo senza mai annoiare. Ha una scrittura coinvolgente che ti porta a lasciarti trascinare per centinaia di pagine senza che tu te ne renda conto. Ha una scrittura semplice ma bellissima proprio per questa semplicità. Riesce a penetrarti dentro e farti sentire tue certe emozioni e certi pensieri.
Anche in questo caso quindi, nonostante la storia della ragazzina sia inverosimile non risulta mai pesante, sia per questa capacità della Moyes, sia per la familiarità che hai con i personaggi.

La storia riprende dal punto in cui ci si era interrota. Avevamo lasciato Louisa in un bar a Parigi con l'ultima lettera di Will tra le mani. Una lettera in cui la spronava ad uscire dal guscio, a vivere finalmente quella vita che aveva sempre vissuto a metà. Ritroviamo però una ragazza distrutta dal dolore, incapace di dimenticare la persona che amava, incapace di lasciarlo andare, e incapace di non porsi quella domanda: "E se avessi fatto qualcosa in più"?

"Restai in attesa di tornare a sentirmi viva, Nove mesi dopo stavo ancora aspettando."

La sua vita si divide tra un piccolo e squallido appartamento e un altrettanto triste lavoro in un bar dell'aeroporto finchè... un giorno una ragazza di 16 anni non suona alla sua porta affermando di essere la figlia di Will. Una figlia che lui non sapeva di avere.
Questa è l'idea che ho trovato più tirata, così come tutta la storia che ruota attorno a questa ragazza di 16 anni. 
Ho visto troppe volte usare questo espediente per tenere viva l'attenzione dimostrando di avere ancora qualcosa da raccontare. L'ho visto nell'ultima stagione di Ally McBeal, quando appare alla sua porta una figlia che lei non sapeva di avere, l'ho visto in Gilmore Girls, quando una ragazzina si presenta a Luke come sua figlia...insomma è una carta che ho visto giocare molte volte e che mi ha fatto sempre storcere un po' il naso. Ho sempre percepito questa scelta troppo tirata, e anche questo caso non fa eccezione.

Iniziano quindi una serie di disavventure con questa adolescente per nulla mansueta. Una ragazza che vuole conoscere i suoi nonni, persone che non ha mai visto, e con le quali però vorrebbe abitare per poter allontanarsi da sua madre, una donna con la quale ha un pessimo rapporto. Questo è uno dei tanti comportamenti che ha contribuito a farmi percepire inverosimile tutta la vicenda. Per quanto queste persone fossero dei parenti della ragazza, rimangono comunque degli estranei, due persone che lei ha visto per pochi minuti e delle quali non sa nulla. Trovo difficile immaginare che una ragazzina di 16 anni potrebbe comportarsi in questo modo.
Il personaggio di Sam, altra new entry, mi è invece piaciuto davvero molto così come la storia d'amore con Louisa. Una storia in cui Lou è sempre sulla difensiva, non vuole considerarla una relazione, non può farlo perchè a quel punto la sua felicità sarà di nuovo nelle mani di un'altra persona. Una persona che potrebbe lasciarla sola di nuovo. Ma non sempre si può decidere quando innamorarsi di qualcuno.

"Era la risposta  a una domanda che non mi ero nemmeno accorta di essermi posta."



Come vi dicevo all'inizio la Moyes scrive davvero bene e ha la capacità di farti percepire le paure e i timori di una ragazza che non riesce a superare un lutto e che non riesce a lasciarsi andare ad un nuova storia per  paura di perdere di nuovo qualcuno.


"D'un tratto fui grata di avere un uomo solido al mio fianco, in un mondo in cui era così facile cadere."

Non posso assolutamente dire che la storia non mi sia piaciuta, che abbia faticato ad andare avanti, che non abbia trovato piacevole la lettura. Quello che posso dire però è che certe cose sono perfette così come sono. Non serve aggiungere altro.

IL MIO VOTO:



 IMPRONTE DAL LIBRO

"Mi manca quella possibilità di andare da lui e chiedergli "cosa ne pensi?"

"Nessuno può guardare avanti senza gettare uno sguardo indietro."